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Mastodon: è realmente l'alternativa a Twitter?

Elon Musk di certo non ha bisogno di presentazioni ma nelle ultime settimana sta facendo molto parlare di se per le discutibili scelte prese dopo l’acquisizione di Twitter. Le nuove regole sulle punte blu, il controllo sui contenuti e i cambiamenti annunciati, stanno portando molti utenti ad abbandonare il social dell’uccellino verso nuovi servizi alternativi.

In questa utima settimana si è parlato molto di Mastodon, vista anche una crescita nel numero di iscritti, una piattaforma molto simile a Twitter che per tanto sembra porsi come la reale alternativa al social di Musk. Ma cosa rende Mastodon un’alternativa credibile a Twitter e soprattutto quali sono i suoi punti deboli?

Mastodon la gensi del “Fediverso”

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Mastodon nace nel 2016 grazie all’idea di Eugen Rochko un giovane programmatore Tedesco. Nel corso di questi anni il social è rimasto nell’ombra ma è stato capace di ritagliarsi una solida fetta di appassionati, distinguenosi come un servizio virtuoso a discapito di acquisizioni ed interessi economici.

La prima caratteristica che contraddistingue Mastodon e che non è un vero social network o meglio non lo è se paragonato a Facebook, Instagram o Twitter.

La piattaforma è completamente open source cioè il codice è visionabile da tutti e si può partecipare allo sviluppo il tutto in totale trasparenza. Questo significa che non è presente una azienda alla spalle ma ogni persona che ha le competenze può contribuire allo sviluppo. Questo aspetto è molto importante da sottolineare in quanto nessuna persona potrà mai controllare interamente il sistema.

Il vero punto di forza di Mastodon è l’adesione allo standard ActivityPub. Per non entrare nei tecnicismi vi bastasta sapere che si tratta di un protocollo di reti sociali fatto in modo che differenti implementazioni di un servizio (ed anche, differenti servizi) possano comunicare tra loro come accade con lo scambio di messaggi tramite posta elettronica se ho un indirizzo gmail o hotmail poco cambia in quanto è possibile scambirarsi messaggi tramite i protocolli IMAP ed SMTP di certo non è necessario avere account della medesima piattaforma. Questa caratteristica accade anche su Mastodon se ho un account su Mastodon.uno e tu sei su Mastodon.social possiamo seguirci a vicenda e possiamo interagire senza alcun problema. Tutto funziona grazie a questo protocollo ma ovviamente l’istanza deve aderire ad ActivityPub.

Curiosità!
Basati sul medesimo standard ActivityPub troviamo al posto di YouTube c’è PeerTube, in luogo di Instagram trovi PixelFed, invece di usare Reddit puoi entrare su Feddit.

La seconda caratteristica è la gestione distribuita dei server: l’hardware che permette al software di funzionare è un mondo a sé dato che può ospitare una o più istanza di Mastodon. Questo rende tale piattaforma una sorta di aggregatore: ogni server viene gestito in maniera del tutto autonoma, dando vita a tanti social network all’interno di un software comune.

Mastodon viene spesso paragonato ad una federazione di stati indipendenti: tutti fanno parte della medesima nazione, ma ogni regione (server) è gestita in maniera autonoma e distinta per questo ognuno detta le proprie regole ma tutti possono comunicare tra loro, a patto che i gestori delle singole istanze non abbiamo deciso diversamente. Proprio per questo il sistema è chiamato Fediverse (in italiano Fediverso), parola formata dall’unione di “federate” e “universe”.

Curiosità!
Quando Donald Trump annunciò la nascita del suo social Truth usò il codice sorgente di Mastodon senza neanche citare l’autore

Il federalismo che combatte le big tech

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Il modello su cui si basa Mastodon è praticamente l’opposto di quello che abbiamo imparato a conoscere in questi anni. Il boom di Mastodon dopo l’acquisto di Twitter da parte di Elon Musk è solo l’inizio di questa importante rivoluzione del mondo social.

La gestione federalista porta all’eliminazione di tutte le storture che hanno caratterizzato i social in questi ultimi anni. All’interno di Mastodon non troverete alcuna pubblicità, caratteristica che porta alla totale assenza di algoritmi di profilazione degli utenti. Il tutto si regge interamente sulle donazioni. Le Istanze sono gestite dagli stessi utenti, con community che si autogestiscono e che si creano le proprie regole. Ad oggi Mastodon conta circa 3000 canali diversi divisi per provenienza geografica o più semplicemente sulla base di un argomento da trattare.

In Italia il server generalista più grande è Mastodon.uno che da massima libertà di espressione ma vieta espressamente post razzisti, sessisti, transfobici, l’apologia del fascismo e la diffusione di fake news.

L’organizzazione delle sezioni è molto ispirato a twitter. Si tratta di un sistema di microblogging in cui puoi pubblicare post fino a 500 caratteri. Le terminologie di di base cambiano un pò ma la sostanza resta quella gli utenti hanno la possibilità di citare e ripostare i contenuti pubblicati da altri utenti, di mettere un “mi piace” e di seguire i profili che più gli interessano; si possono anche usare gli hashtag per categorizzare meglio gli argomenti. Naturalmente non sono presenti algoritmi che suggeriscono post, e la home page è sempre strutturata in ordine cronologico. Mastodon è molto simile ai primi blog dove ci si creava uno spazio personale lo si moderava al meglio e si condivideva idee ed opinioni rispettando gli altri senza toni polemici o insulti gratuiti.

I problemi da migliorare

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Per quando Mastodon sia una piattaforma virtuosa il suo punto di forza diventa potenzialmente un problema. Non avere una gestione centralizzata ma regole differenti per ogni istanza porta ad avere una gestione del sistema di moderazione, segnalazione di contenuti e profili inappropriati e molto confusa il che rende difficile intervenire nel caso sia necessario. La moderazione demandata al solo gestore della singola istanza diventa un problema non da poco nel caso il numero di utenti dovesse aumentare in modo esponenziale. Tale poco controllo potrebbe produrre falsi profili di persone note e la poca reattività potrebbe portare problemi.

Il secondo problema è la gestione dei server che per essere sempre prestanti, ed in grado di gestire tanti utenti, richiedono comunque investimenti economici. Proprio in questi giorni, con i tanti nuovi utenti iscritti, molti server hanno subito importanti rallentamenti.

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Il problema più grave e che nel caso in cui un gestore non riesca a sostenere economicamente o per qualsiasi altro motivo l’istanza e decida di chiudere tutto le persone iscritte si vedranno il proprio profilo eliminato senza possbilità di riutilizzarlo. Una idea, da implementare, potrebbe essere quella di trasferire il proprio profilo su una altra istanza prima dell’eliminazione.

L’ultima caratteristica che manca è la semplicità. Quando mi sono iscritto a Mastodon ho cercato su Google. Il primo risultato di ricerca Italiano è mastodon.it un portale semplice dove è spiegato Mastodon e il suo approccio ma se un utente vuole registrarsi non ha nessun elemento, a colpo d’occhio, per farlo ma deve leggere l’introduzione e in un mondo dove l’attenzione umana e inferiore a quella di un pesce rosso sicuramente pochi noteranno il link di iscrizione meglio essere visivamente più chiari che perdersi nello spiegare il progetto tanto se un utente è approdato su quella pagina significa che vuole iscriversi.

Una realtà interessante

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Mastodon è indubbiamente molto interessante per il modo di porsi molto innotativo ma al tempo stesso che ha qualcosa che mi riporta a quello che è stato l’inizio dei social: posti di aggregazione e scambio di opinioni nel rispetto reciproco di tutti. Il cuore di tutto resta la libertà e la capacità di autoregolamentarsi, con una tecnologia di base disponibile e utilizzabile da tutti. Per rispondere alla provocazione del titolo di questo articolo credo che Mastodon sia un social da seguire come si evolverà nel tempo ma da qui a rendere questo servizio il nuovo twitter ce ne vuole visto che lo trovo poco comprensibile ad un pubblico più generalista e poco tech addicted. Twitter resta un punto di riferimento per molti con tutti i sui limiti, nuovo proprietario compreso. Mastodon è comunque una ventata di aria fresca che offre una visione del web diversa e soprattutto lontana dai soli interessi economici delle aziende tech il cui unico obbiettivo è fatturare profilando il più possibile.